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  • Redazione | Il Pensiero

Impulso di conoscente natura. Unità dell'anima e conoscenza sensibile


Autore:

Emanuele Dattilo


Titolo [Ita]:

Impulso di conoscente natura. Unità dell'anima e conoscenza sensibile

Title [Eng]:

Impulse of knowing nature. Unity of the soul and sensitive knowledge


Data pubblicazione: 2018

Fascicolo: LVII - anno: 2018/2 - pp. 27-43

Lingua: Italiano.

DOI: 10.1400/269262


Abstract [Ita]

Nella tradizione noetica occidentale, da Aristotele in poi, si è affermata l’esistenza di un soggetto speciale della conoscenza e del pensiero, l’intelletto, la cui natura è immista e separata «perché conosca, ossia perché governi» (De anima, 419a 20). L’intelletto, in questa prospettiva, non si trova dentro l’uomo, non coincide con il suo cervello o con le sue facoltà organiche, né esattamente con i suoi atti di pensiero, ma risiede fuori, nelle cose stesse. Rispetto a questa idea, il pensiero rinascimentale ha sviluppato una diversa idea di che cosa significhi conoscere: la conoscenza non è più, secondo Telesio e Campanella, assegnata a una sostanza separata, ma esiste in maniera contratta in ogni nostro atto di sensazione, una conoscenza che dirige e muove ogni nostro piacere o ripulsa, e che definisce concretamente i nostri gusti e persino la nostra fisionomia. Inoltre, se la noetica greca ha modellato tutto il suo linguaggio sul senso della vista, che distingue e separa il soggetto conoscente dall’oggetto conosciuto, qui si vuole invece rivendicare il senso paradigmatico nel tatto e nel gusto, in cui chi conosce assapora e gusta l’assoluta confusione di soggetto e oggetto della conoscenza.


Abstract [Eng]

The Western noetic tradition, from Aristotle on, saw the intellect as a special subject of knowledge and thought whose nature is unmixed and separate, “so that it might know, that is, that it might govern” (Aristotle, On the Soul, 419a 20). As this perspective has it, the intellect, far from coinciding with the human being’s brain, organic faculties, or acts of thought, resides in things themselves. Renaissance philosophy developed a different notion of what knowing means. According to Bernardino Telesio and Tommaso Campanella, knowledge possesses no separate substance, but exists in a contracted manner in our acts of sensation, directs our pleasures or repulsions, and concretely defines our tastes and even our physiognomy. While Greek noetics had modeled all its language onto the sense of sight, which distinguishes and separates the knowing subject from the known object, Renaissance philosophy sees the knowing subject as savoring the absolute confusion between subject and object in knowledge.


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