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  • Redazione | Il Pensiero

Manhattan Show


Autore:

Vincenzo Trione


Titolo [Ita]:

Manhattan Show


Title [Eng]:

Manhattan Show


Data pubblicazione: 2015

Fascicolo: LIV - anno: 2015 - pp. 127-146

Lingua: Italiano.

DOI: 10.1400/252578


Abstract [Ita]

Accompagnato da riferimenti artistici, cinematografici, architettonici e letterari, il saggio invita a riflettere su Manhattan come opera d’arte sui generis. Prodotto di una potente volontà, che governa la disposizione di ciascuna tessera all’interno di un mosaico in perenne divenire. Un luogo vero, abitato. Che, tuttavia, è nato come una pura costruzione concettuale. Non massa disgregata, ma organismo bizzarro che si muove tra contrazioni e distensioni, Manhattan sa far convivere situazioni incompatibili. Quando il progetto sulla carta si fa realtà, la griglia sembra vibrare. Si disintegra, per espandersi in tutte le direzioni, fino a evaporare. Simile a una ragnatela che unisce e separa, è una totalità sparpagliata. Manhattan è segnata anche da altre oscillazioni: tra il gusto per la spettacolarizzazione e il desiderio di recuperare una dimensione mitica. A volte, dietro questo desiderio di spettacolarità, si nasconde un imprevisto ritorno alle origini. Come rivela lo skyline di Manhattan. Un orizzonte interrotto da grattacieli, che si configurano come riscritture del motivo classico della torre. Infine, come ogni opera d’arte, anche Manhattan può subire violenze, aggressioni. È quello che è accaduto l’11 settembre del 2001. Un evento epocale, la cui valenza è non solo politica, ma anche estetica. In sequenza, tanti ritratti di Manhattan – opera d’arte totale, collettiva, avvolgente. Monumentale. Fragilissima.


Abstract [Eng]

Supported by artistic, cinematographic, architectural and literary references, the essay calls for a reflection upon Manhattan as an atypical work of art. A product of a strong willpower, that governs the disposition of each tile of the mosaic in perpetual becoming. A real place, populated. That was born, however, as a simple conceptual construction. Not a disintegrated mass, but a bizarre organism that moves among contractions and distensions. Manhattan is capable of making incompatible situations coexist. When the project on paper comes real, the grille seems to vibrate. It disintegrates and expands in all directions until it evaporates. Similar to a web that unites and separates, it is a scattered entirety. Manhattan is also marked by other oscillations: between the gusto of becoming spectacular and the desire to recover a mythical dimension. Sometimes, an unexpected return to the origins is hidden behind this desire of becoming spectacular. As is revealed by Manhattan’s skyline. An horizon interrupted by skyscrapers, that redesign the classical motif of the tower. Finally, like every work of art, also Manhattan can be subjected to violence, aggressions. That’s what happened on September 11th, 2001. An epochal event, that has not only a political but also an aesthetic significance. In sequence, so many portraits of Manhattan – a total, collective, enchanting work of art. Majestic. Very frail.

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