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  • Redazione | Il Pensiero

La vera frontiera: discorsi, sogni e opposizioni


Autore:

Francesco Baucia


Titolo [Ita]:

La vera frontiera: discorsi, sogni e opposizioni in The Crossing e Cities of the Plain di Cormac McCarthy.


Title [Eng]:

The real border: speeches, dreams and oppositions in Cormac McCarthy's The Crossing and Cities of the Plain.


Data pubblicazione: 2015

Fascicolo: LIV - anno: 2015 - pp. 193-206

Lingua: Italiano.

DOI: 10.1400/252582


Abstract [Ita]

Nella Trilogia di Cormac McCarthy, il termine “frontiera” (border) presenta significati più ampi della semplice nozione di confine. L’autore vincitore del premio Pulitzer sembra suggerire come essa, oltre che marcare un’opposizione tra entità statuali che presentano differenti caratteristiche storiche e geografiche, indichi la linea sfumata tra opposizioni concettuali forti come quelle tra bene e male, libertà e necessità, verità e illusione, rappresentazione e realtà del mondo. In particolare, quest’ultima opposizione ha una rilevanza notevole nell’opera dello scrittore americano e viene discussa in numerosi passaggi, soprattutto all’interno di The Crossing e nell’Epilogo di Cities of the Plain. Attraverso la figura simbolica del testimone, McCarthy mette a nudo l’eterno sforzo dell’uomo di imbrigliare la realtà del mondo all’interno di rappresentazioni: sforzo ineludibile e tuttavia fallimentare, perché la natura dell’essere appare imperscrutabile (come il lupo di The Crossing) e governata da una necessità che ha i tratti dell’heimarméne gnostica; ad essa si può rispondere solo attraverso una sorta di abbandono che McCarthy chiama “devozione”.


Abstract [Eng]

In Cormac McCarthy’s Trilogy, the term “border” presents wider meanings than that of the simple notion of “boundary”. The author, winner of the Pulitzer prize, seems to suggest that, besides marking the opposition between states with different historical and geographical characteristics, it indicates the blurring line between strong conceptual oppositions, like good and evil, freedom and necessity, truth and illusion, representation and reality. In particular, this last opposition is seen as particularly relevant in many passages of the Trilogy, especially in The Crossing and in the Epilogue of Cities of the Plain. Through the symbolic figure of the witness, McCarthy lays bare man’s eternal effort to bridle the reality of the world inside representations: an inextricable but failing effort, because the nature of being appears to be inscrutable (like the she-wolf in The Crossing) and governed by a necessity which is similar to the Gnostic heimarméne; we can respond to it only through a sort of abandonment that McCarthy calls “devotion”.

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