Call for Papers n. LXVI/2 – Pensare assolutamente
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Scadenza: 24 maggio 2027
La redazione della rivista di filosofia «Il Pensiero» seleziona contributi originali in forma di saggi per il fascicolo dedicato al tema:
Pensare assolutamente
Il termine ultimo per la presentazione dei contributi è il 24 maggio 2027; la risposta sarà comunicata dalla redazione possibilmente entro il 13 settembre 2027. I contributi possono essere redatti in una lingua a scelta tra italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco; non dovranno superare i 45.000 caratteri, inclusi gli spazi e le note, e dovranno essere accompagnati da due abstract e 5 parole chiave (nella lingua in cui è scritto l’articolo e in inglese, massimo 1200 caratteri spazi inclusi per ciascun abstract).
L’uscita del fascicolo è prevista per novembre 2027.
Curatori del volume: Massimo Donà e Marco Rienzi – Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.
La domanda intorno alla possibilità e allo statuto dell’assoluto, così come quella relativa alla possibilità di un pensiero dell’assoluto, oggi sembra presentarsi come del tutto anacronistica e, per certi versi, addirittura sospetta. Una parte significativa della filosofia del Novecento – si pensi, per esempio, all’intera tradizione postmoderna – ha dato piena voce a forme di esistenza e di linguaggio contestuali, relative e storiche, affermando l’impossibilità del riferimento a qualcosa che si possa definire come “assoluto”.
Eppure, la filosofia nasce, in Grecia, come tentativo di attingere un principio solido, assoluto, come un tentativo di assicurare un’episteme, una terra sicura o una verità incontrovertibile: così avrebbe detto Aristotele.
Che cosa ne è di quella impostazione originaria? Si tratta solo di documentarla storicamente, o può alimentare ancora la ricerca filosofica? Pensare assolutamente intende verificare se non sia possibile dar conto, in maniera proficua, del controcanto rappresentato da una molteplicità di voci che, pur nella loro eterogeneità, hanno dato spazio e sostenuto la possibilità del recupero di un pensiero dell’assoluto. Quest’impresa è stata perseguita a più livelli: da un lato mediante l’elaborazione di nuove proposte teoriche; dall’altro attraverso una rinnovata interpretazione di figure e tradizioni della storia della filosofia. A titolo di esempio si possono dare qui alcune indicazioni. Gregory Moss propone, nella sua opera, una rilettura dialeteista dell’assoluto hegeliano nel quadro di un dialogo – talvolta pure polemico – con la storia della filosofia, che coinvolge anche la proposta teorica di Schelling. In Processo e realtà, Alfred North Whitehead, anche a testimonianza del suo complesso rapporto con Bradley, afferma come la propria cosmologia si possa pensare come una ridefinizione dell’idealismo assoluto su base realistica. Gilles Deleuze, in quel frammento quasi testamentario che è L’immanenza: una vita…, propone un pensiero dell’immanenza assoluta, in cui questa non sia subordinata a nessuna trascendenza – poco importa che questa trascendenza sia rappresentata da un soggetto o da un oggetto. La filosofia di Emanuele Severino rappresenta un ulteriore tentativo di pensare l’assoluto come intero onnicomprensivo di ogni cosa, al di là delle contraddizioni proprie della storia della filosofia. Da ultimo, il confronto con la questione dell’“ancestralità” al di là del paradigma correlazionalista, portato avanti da Quentin Meillassoux, può essere interpretato come un ulteriore tentativo di recuperare il pensiero dell’assoluto.
Ciascuna di queste prospettive – che non esauriscono certo i tentativi contemporanei – basti pensare agli spinozismi e ai bergsonismi, all’iperplatonismo badiousiano, oppure anche a certe declinazioni “eccessive” della fenomenologia oltre i suoi stessi termini e principi – è irriducibile a tutte le altre nella sua singolarità. Ciascuna può però essere l’occasione per istruire questioni che rimangono cruciali per la ricerca filosofica: quale configurazione può assumere tale pensiero assoluto? Un eventuale pensiero assoluto ha forma esclusivamente concettuale, oppure no? Al di là della possibilità di rintracciare un oggetto come “assoluto” – indice forse di un atteggiamento irresolubilmente aporetico – è possibile immaginare un inedito senso del fare filosofia, entro il quale l’assolutezza non funga più da predicato, ma come vero e proprio modo di rapportarsi al mondo? In questo caso, si tratterebbe di semplice rigore logico o concettuale, oppure di restituire una dimensione del mondo al di là delle qualificazioni del giudizio e, per dir così, in qualche modo impregiudicata? E ancora: che rapporto sussiste tra l’assoluto e la finitezza? Che cosa della finitezza dipende dall’istanza del giudizio, dalla sua determinatezza logico-linguistica? È possibile dire/pensare il reale in una assoluta ingiudicabilità?
«Il Pensiero» apre una call for papers che dia spazio a domande come queste, allo scopo di evidenziare come, tanto nel secolo scorso quanto in quello attuale, la questione dell’assoluto, e più precisamente quella della possibilità di un pensiero dell’assoluto, di pensare assolutamente, abbia continuato a interrogare la filosofia – al di là del suo rapporto con la tradizione occidentale, che pure rimane costantemente in vista –, senza potersi dire definitivamente archiviata.
Di seguito un elenco non esaustivo di temi di interesse per la call for papers:
- Lo statuto dell’assoluto nella filosofia classica tedesca e nelle sue riprese contemporanee;
- Pensiero dell’assoluto e pensare assolutamente nella filosofia italiana del Novecento;
- Assoluto come categoria-chiave per pensare il processo nella filosofia della natura;
- La questione dell’assoluto nel realismo speculativo contemporaneo;
- Immanenza assoluta e vita nelle filosofie immanentistiche contemporanee;
- Rapporto tra assoluto e dimensione logico-speculativa del giudizio;
- La questione dell’assoluto come terreno di incontro tra filosofia e pratiche artistiche.