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  • Redazione | Il Pensiero

In lotta col Bianco: Monsieur Teste e Le Cimetière marin


Autore:

Vincenzo Vitiello


Titolo [Ita]:

In lotta col Bianco: Monsieur Teste e Le Cimetière marin


Title [Eng]:

Fighting against White: Monsieur Teste and Le Cimetière marin


Data pubblicazione: 2017

Fascicolo: LVI - anno: 2017/1 - pp. 7-20

Lingua: Italiano.

DOI: 10.1400/258157


Abstract [Ita]

L’incanto del paesaggio di Cimitière marin sembra placare l’inquietudine del poeta, da sempre piegato a riflettere su se stesso, “a vedersi vedersi”. II nulla non s’annida nell’“Io penso, dunque non sono” di Monsieur Teste, bensì nella Quiete assoluta, in cui la Vita alla fine si raccoglie, ‘perfezionandosi in Uno’, come i colori nel Bianco puro. Ma l’incanto dura poco: nella Quiete del Cimitero qualcosa ancora si muove: un verme. Un irrefutabile verme rivela la “bella menzogna” dei “crani vuoti” e del loro “ridere eterno”. In quel “verme” si riconosce l’“io”, il “difetto del grande diamante”: non più “universale e vuoto pensiero”, ma “io vivo” di poeta, con i suoi dubbi e i suoi tormenti. Non il goethiano amore per il mondo ‘salva’ la vita, allontanandola dalle tombe, ma “le grand defaut” di Valéry: la macchia del colore, che dà senso al Bianco; le “ver irréfutable” del peccato. Verme, non serpente.


Abstract [Eng]

The enchantment of the landscape in Cimitière marin seems to appease the poet's anxiety, always inclined on thinking about himself, "seeing seeing himself". Nothingness is not nestled in Monsieur Teste’s “I think, therefore I am not”, but in absolute Stillness, in which Life ultimately is concentrated, 'perfecting itself into One', like the colours in pure White. But the enchantment does not last long: in the Quietness of the Graveyard something still moves: a worm. An irrefutable worm reveals the "bare falsehood" of the "empty skulls" and of their "eternal laughter". In that "worm" one recognizes the "Ego", the "great diamond blemish": no more "universal and empty thought", but "I live" of a poet with his doubts and torments. It is not the Goethean love for the world that 'saves' life, moving it away from the tombs, but Valery’s "le grand defaut": the colour stain, which gives sense to White; the "ver irrefutable" of sin. Worm, not serpent.


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